Sentieri - Pro Loco

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Sentieri

OUTDOOR
 
 
1. IL BRIGANTE
Località di partenza
Rifugio dell’Eco
Località di arrivo
Il Brigante
Dislivello complessivo
650 metri
Tempo di percorrenza
3 ore
Difficoltà
M
Tipologia
Lunghissima salita, ultimo tratto salita ripida.
 
L’itinerario  inizia dal Rifugio dell'Eco, che affaccia su una particolarissima stretta rocciosa del Melfa dove si trovano le "Marmitte dei Giganti".
L’itinerario comincia dalle scale, che portano al rifugio. Si raggiunge il fiume in circa 10 minuti, attraverso una discesa impervia e ripida. Una volta in fondo troviamo uno stretto passaggio del fiume tra rocce a picco sotto la verticale del rifugio (il guado è quasi sempre praticabile).
Cominciamo a salire e troviamo subito una biforcazione. Prendiamo F1, proveniente da sinistra e continuiamo per i tornanti che salgono a destra. Incrociando altre tracce di sentieri,manterremo sempre la destra fino a quota 400 mt. circa. Il sentiero, a questo punto, diventa quasi pianeggiante fino ad uno slargo da dove riprende a salire lievemente. Quando scende a destra abbandoniamo F1 e continuiamo con lunghe diagonali per salire gradualmente.
Dopo un tornante roccioso, affrontiamo una lunghissima diagonale, che presenta due svolte di crinale molto panoramiche. Segue poi, un tratto in falsopiano e poi una serpentina più ripida, che guadagna in fretta una dorsale, dove incrociamo un largo sentiero. Seguiamo il sentiero per continuare a salire. Ancora due lunghe diagonali precedono una nuova serpentina che ci porta a quota 900 mt dove incrociamo il sentiero 
M2
 proveniente dalle Iannole. Questo punto è denominato Il Brigante, poiché in questa zona si troverebbero alcune grotte mitiche.
 
 
2. LE MORE DELLE IANNOLE
 
Località di partenza
Ponte della Valle
Località di arrivo
Le Iannole
Dislivello complessivo
500 metri
Tempo di percorrenza
1,5 ore
Difficoltà
F/M
Tipologia
Lunghissima salita.
 
Raggiungiamo Ponte della Valle (da Roccasecca, prendiamo la SP 7 per Casalvieri, nota come “Tracciolino”). Prima di attraversare il Ponte, sulla curva imbocchiamo il sentiero che sale a destra. I tornanti sono numerosi e assolati. Alla prima biforcazione che incontriamo, proseguiamo dritti. Il sentiero, inizialmente ripido, riduce la pendenza e poco dopo ci mostra i campi delle Iannole. Superata una barriera di rovi,iniziamo a scorgere le prime delle ben 19 abitazioni rurali, che costituivano la vivace comunità delle Iannole, una tempo attiva nella coltivazione di grano, ortaggi e frumento. Oggi, restano solo alcuni ulivi. Numerose, invece, sono le mandrie di cavalli e mucche al pascolo.
Se siamo realmente in cerca di More, dirigiamoci verso la casa più a Nord e imboccato il sentiero, che si all’allontana dalle abitazioni, scendiamo a sinistra e iniziamo la nostra raccolta.
 
 
3. SPIRITO SANTO: EREMO E GROTTE
 
 
Località di partenza
Ponte Vecchio
Località di arrivo
Ponte Vecchio
Dislivello complessivo
417 metri
Tempo di percorrenza
25min – 4 ore
Difficoltà
F/M/D
Tipologia
Salita su sterrato, prato su roccia, pietraia e alcuni passaggi ripidi.
 
La prima tappa conduce all’Eremo dello Spirito Santo (http://www.prolocodiroccasecca.it/eremo-delle-spirito-santo.html) in 20 min, attraverso un tratto ghiaioso con staccionata che parte da ponte vecchio
A circa metà del percorso si vede dall'alto il salto del fiume detto Cascata del Muraglione o
 
Cascata dello Spirito Santo.
Il nostro itinerario prosegue verso l'enorme grotta color ruggine che si vede dalla strada e che sovrasta l'Eremo stesso. Dall'Eremo dista una mezz'ora, ma il sentiero, non proprio difficile, non è però agevole; è percorribile da chi ha una qualche dimestichezza con l'escursionismo. Infatti cinquanta metri prima dell'Eremo bisogna inerpicarsi fino ad un leccio isolato, poi passare proprio sull'orlo superiore della falesia dell'Eremo. Si sale ancora per una cinquantina di metri e quindi si valica uno sperone roccioso assai panoramico. Da lì bisogna scendere una ventina di metri scivolosi, quindi seguire in piano la base delle rocce verticali che ospitano la grande grotta.
Quello che dal basso sembra solo un enorme incavo color rossiccio diventa uno spettacolo sbalorditivo:
la bocca della grotta è di dimensioni spropositate e la caverna penetra gigantesca per una cinquantina di metri. Sul lato sinistro un'altra grotta più piccola presenta resti di un muro che la chiudeva. Lungo il bordo destro invece si trova un cartello per rocciatori che spiega le risalite praticabili sulla falesia, che continua ad arco fino ad una rupe. Lungo tutta la base si trovano grotte più o meno ampie, a volte interrate, altre nascoste da vegetazione spontanea.
Questo secondo tratto termina dinanzi ad una cavità, molto più bassa e meno profonda della prima, ma comunque notevole anche riguardo alla posizione panoramica.
Da questo punto inizia il tratto difficile. Continuiamo a seguire la parete rocciosa e valichiamola dietro un nodoso leccio che ci pone sopra un crinale roccioso con panorama mozzafiato. Il valico termina una ventina di metri più in basso, dove scendiamo qualche metro verso il canalone. Da lì parte una dura risalita, parallela al canalone che teniamo sempre a destra. Quando, circa cento metri più in alto, delle rocce sembrano sbarrarci la strada, superiamole sul lato sinistro e ci troveremo al cospetto di un secondo gruppo di grotte di cui solo una è di facile accesso, poiché le altre, si trovano dietro uno spigolo roccioso da veri esperti. Quindi ci accontentiamo di guardare quella più in alto, del tutto irraggiungibile se non si è rocciatori e per questo sbalordisce ancor più in quanto presenta resti di muro cementato, lasciando aperte numerose ipotesi interpretative.
Ripartiamo per gli ultimi duecento metri impegnativi. Sfiliamo dinanzi all'ultima grotta, a destra della quale bisogna superare una roccia abbastanza scomoda per cinque o sei metri (la si può anche aggirare scendendo una ventina di metri e poi risalendo). Superato il crinale vedremo in altro una grossa roccia col segnale direzionale, quindi scegliamo il passaggio più comodo fra l'intrico di saracchi e cespugli. La cresta è pochi metri più in alto, tra rocce affioranti. Siamo solo a 500 metri di quota ma il panorama è vasto come se fossimo ben più in alto.
Seguiamo la cresta un po' fuori ed un po' dentro il limite del bosco, fino ad uscire definitivamente allo scoperto su un punto panoramico che a destra ci mostra la cima di Monte San Nicola ed in basso la costa scoscesa con una parete verticale, alla base della quale si nota un'altra grande grotta, visibile anche dall'Eremo. Non vi scendiamo perché dobbiamo raggiungere la sommità della roccia che la sovrasta, tagliando fuori la cima di Monte San Nicola.
Raggiunto il picco a strapiombo inizia una discesa fra erba e rocce affioranti che segue l'andamento della cresta fino ad una recinzione con cartello di pericolo. Il cartello non si riferisce alla recinzione bensì alla grossa "buca" lì presente. Si tratta di un traforo nella roccia che crea un notevole arco di pietra, spettacolare se visto dal basso. 
A questo punto i più esperti muniti di una decina di metri di corda possono attraversarlo ancorandosi alla vegetazione, oppure compiere una curva fuori sentiero e portarsi in posizione.
Il nostro itinerario continua superando la recinzione e scendendo per alcune centinaia di metri senza allontanarci mai troppo dal crinale. Superiamo sulla destra il primo gruppetto di alberi, quindi scendiamo dritti fino ad una nuova recinzione. Attraversiamola e scendiamo verso sinistra sul limite dell'uliveto, sempre più affacciati sul fiume ed in breve raggiungiamo il punto di partenza.giungiamo il punto di partenza.
 
 
4.GROTTE FRONZA E CANE
 
Località di partenza
Roccasecca
Località di arrivo
Roccasecca
Dislivello complessivo
410 metri
Tempo di percorrenza
4 ore
Difficoltà
M
Tipologia
Inizio impegnativo su pietraia e passaggi scomodi. Poi netto miglioramento della percorribilità.
 
In fondo alla piazza centrale imbocchiamo il vicolo a lato della Farmacia, vicolo Giovinazzi,  e percorriamolo tutto fino a quando dall'asfalto passiamo a gradini che si perdono tra erbe incolte. L'originaria gradinata che conduceva alla chiesetta di S. Eustasio oggi è una pietraia ed il sentiero s'inerpica sdrucciolevole lungo tutta la fiumana di grigi sassi fino a raggiungere resti di mura, in parte a secco in parte cementate, forse di un torrione.
Passiamo alla loro destra, superando del fatiscente filo spinato e continuiamo ad inerpicarci verso una loggetta panoramica a quota 448. Da qui seguiamo lo zigzag tra un terrapieno e l'altro, puntando allo sperone roccioso successivo sul quale, a quota 508, troviamo i ruderi di S. Eustasio, un tempo meta di pellegrinaggio. Continuiamo a salire passandogli sul retro fino a trovarci di fronte ad un impluvio roccioso con enormi blocchi di pietra in fase avanzata di distacco. Scartiamo verso destra per affrontare un susseguirsi di alte stramme e corte pietraie. Superiamo un ennesimo filo spinato e dirigiamoci verso due pini marittimi isolati da dove inizia una consistente recinzione.
Costeggiamola seguendo un sentiero che diventa man mano sempre più evidente. Presso l'ingresso della recinzione prendiamo a sinistra, risaliamo due terrazzamenti e quindi con una lunga diagonale verso Nord raggiungiamo la Grotta della Fronza.
In tempi non proprio recenti la volta più esterna è crollata dando origine ad una specie di cratere, scendendo nel quale subito a sinistra un breve cunicolo ci immette in un antro a cono con belle concrezioni scintillanti. Sull'altro versante del cratere si trova un'altra più modesta cavità con una stalagmite ad acquasantiera e due stalattiti saldate alle relative stalagmiti. Questa parte è stata utilizzata anche in tempi recenti e lo si evince da resti di muro a secco "recente". Tutta la grotta è facilmente visitabile, ma rovi e sterpaglie ne rendono difficoltoso l'accesso. Dalla grotta si può avanzare ancora un centinaio di metri verso uno sperone roccioso da dove si gode un panorama molto vasto sull'ultimo tratto del Melfa, Monte San Nicola, l'Eremo dello Spirito Santo e sulla destra lo sperone roccioso col grosso imbocco della caverna de La Cupa.
Per continuare l'itinerario bisogna salire al di sopra della grotta e quindi procedere con una diagonale verso Est, guadagnando facilmente un riparo in pietre e poi la cima del Monte S.Eustasio. Nei pressi di quest'ultimo, seguendo per un centinaio di metri un sentiero che scende a sinistra presso vasche da bagno usate come abbeveratoi, si trovano cinque caratteristici pozzi con la bocca in pietra denominati Le Fontanelle.
Tornati alla cima percorriamo un tratto di cresta e quindi cominciamo a scendere seguendo una sterrata. Circa duecento metri più avanti, alla biforcazione, prendiamo a destra e portiamoci fino ad una piazzola dove la carrareccia termina. Da lì parte un sentiero che ci conduce dietro la parte sommitale di una cospicua rupe. Superiamo le rocce a strapiombo dal retro e non appena il sentiero rimpiana lasciamo la traccia principale per quella che, più esile e scoscesa, ci conduce ad un gruppetto di pini Marittimi dove invertiamo direzione per dirigerci al di sotto delle reti protettive. Qui ritroviamo l'antico tratturo, sicuramente importante, poiché tutto rinforzato con massicciata a secco. Numerosi tornanti ci portano alla Grotta del Cane, cosiddetta per il ritrovamento di numerose ossa di cani e di altri animali finiti lì dentro per disgrazia. Infatti l'antro è pericolosissimo poiché costituito da una imboccatura poco visibile che immette in uno strapiombo di una quindicina di metri! La grotta è ampia e sul fondo continua con uno scivolo di altri dieci metri. Si tratta di un pozzo carsico, la cui vena d'acqua estinta ha lasciato sulle pareti i segni dei vari livelli raggiunti e diverse stalattiti sulle pareti.
Arrivati in vista dell'asfalto prendiamo il sentiero che scende a destra nel sottostante uliveto che tagliamo di netto. Un ultimo filo spinato ci immette in una stradina erbosa che va dritta al Convento di S. Francesco, dove ritroviamo l'asfalto. Attraversiamo per dissetarci alla fontana-lavatoio medioevale e quindi scendere giù dritti per ritrovare la piazza principale.
 
 
5. MONTE CAMORDA
Località di partenza
Roccasecca
Località di arrivo
La Puzzaca
Dislivello complessivo
421 metri
Tempo di percorrenza
1,5 ore
Difficoltà
F/M
Tipologia
Salita di tornanti e poi sterrata.
 
Imbocchiamo il vicolo di fronte Palazzo Boncompagni (Il Municipio
http://www.prolocodiroccasecca.it/palazzo-boncompagni.html
), attraversiamo la strada e saliamo la ripidissima strada asfaltata fino a giungere alle fontane con lavatoio e poi al convento di San Francesco, dove prendiamo la stradina erbosa per l’uliveto, che tagliamo di netto per salire una doppia esse fino ad  arrivare in prossimità di un tornante asfaltato. Proseguiamo a sinistra, seguendo i lunghi tornanti fino alle reti di protezione per la caduta massi. Qui la stradina diventa un sentiero, che supera un filo spinato e procede in diagonale fino ad incontrare alcuni pini marittimi, dove piega a destra e diventa più ripido. Incrociamo quindi un largo sentiero e continuiamo a salire. Valicata la rupe, troviamo uno slargo panoramico da dove parte una mulattiera. La seguiremo fino al bivio e poi continueremo a salire a sinistra per la sommità del monte, oppure scenderemo a destra per raggiungere Puzzaca. Il sentiero ci permette di recuperare, velocemente, l'asfalto di fronte ad una fontanella, vicino a alcuni pozzi in pietra particolarmente belli (La Pozzaca).
 
 
6. 
GROTTA SACRA E GROTTA PROFANA
Località di partenza
Castello
Località di arrivo
Castello
Dislivello complessivo
235 metri
Tempo di percorrenza
3 ore
Difficoltà
F/M
Tipologia
Sentiero e tratturo tra erba e sassi.
 
Raggiungiamo la fontana in pietra nella parte bassa della frazione Castello e saliamo la scalinata, attraversando tutto il borgo fino a giungere alla chiesa di S.Tommaso. (
http://www.prolocodiroccasecca.it/chiesa-di-san-tommaso-xiv-sec..html
)
Continuiamo a salire lungo il percorso in legno a gradini, che portano a raggiungendo prima i resti del Castello, poi la torre cilidrica ( Cannone). Seguiamo per un centinaio di mt la cresta  e poi scendiamo a destra, seguendo ciò che resta per l’antica strada per il borgo di Caprile. Scendiamo fino alla chiesa di Santa Maria delle Grazie (
http://www.prolocodiroccasecca.it/chiesa-di-santa-maria-delle-grazie.html
)
e risaliamo per la scalinata di fronte. La gradinata, poi, diventa un sentiero comodo, che attraversa ruderi di case abbandonate, superate le quali possiamo visitare la Grotta del Brigante sulla destra. Più avanti saliamo a destra, dove possiamo visitare la grotta di S. Angelo in Asprano, nota come grotta di San Michele (
http://www.prolocodiroccasecca.it/chiesa-rupestre-di-san-michele.html
)
. Torniamo alla biforcazione e proseguiamo dritti, lungo la falesia; scendiamo in diagonale alcuni terrapieni fino a raggiungere il vertice di un uliveto, che poi seguiremo per raggiungere la strada asfaltata. Proseguiamo per 300 metri a destra tornando alla fontana monumentale di partenza.
 
 
 
 
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